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Viaggio in Thailandia | Expotur Viaggi

Viaggio in Thailandia, il paese degli uomini liberi

Viaggio in Thailandia, il paese degli uomini liberi

Si dice che la Thailandia sia il “paese del sorriso”... Beh, non è sempre così!

O meglio, non ci sono le vie di mezzo: puoi trovare chi con un sorriso degno della pubblicità Durbans ti aiuta di sua spontanea iniziativa mentre vaghi munito di cartina alla disperata ricerca di quel tempio o di quella via, oppure volti di commercianti completamente “asettici” che non vanno oltre ad un sussurrato “Khob Khun Ka”(grazie) alla consegna del denaro e guai a chiedere un’ indicazione. Ma d’altronde, anche in Italia (paese dei “chiacchieroni” gesticolanti per eccellenza) troviamo persone più o meno espansive?!
Dopo 10 ore e mezza di volo diretto Thai Airways, Bangkok ci accoglie alle ore 7:30 del mattino con tutta la sua umidità e i suoi sbalzi caldo/freddo degni di una sauna finlandese.
Il volo è in realtà atterrato alle 5, ma la procedura di ingresso nel paese è un po’ lunga, più per l’alto afflusso di turisti che per “negligenza” della polizia di frontiera (per altro siamo arrivati in concomitanza con le vacanze per il Capodanno Cinese….mai sentiti tanti “NiHao” come quella mattina)
Dopo circa 1 ora di trasferimento, arriviamo in hotel ma la nostra camera non è ancora pronta (a tal proposito, se volete riposare un po’ prima di iniziare le visite, consigliamo di richiedere l’early check in per poter usufruire della camera già all’arrivo al mattino presto).
Chiediamo di poter lasciare le valigie e partiamo in avanscoperta… Usciamo dalla reception e di fronte a noi troviamo la fermata dello Skytrain (uno degli aspetti che mi ha fatto scegliere questo hotel, è stato proprio la vicinanza con lo skytrain). I biglietti per muoversi con lo skytrain variano dai 13 ai 33 Bath (€ 0,30 – € 1) e le varie linee coprono maggiormente le zone più “nuove” della città. Per sapere come arrivare invece alla città vecchia, continuate a leggere!

Decidiamo di andare a visitare il mercato di Chinatown e dopo essere scesi alla fermata più vicina, proviamo a raggiungere la nostra meta; veniamo aiutati da un signore gentile che, vedendoci un attimo in difficoltà, ci dice che quel giorno il mercato di Chinatown è chiuso e non apre prima delle 16. Ci consiglia quindi di farci portare, al modico prezzo di 20 baht a persona (ca. € 0.80) da un tuk tuk ad un molo e fare un giro in barca lungo il Chao Praya, il fiume della città. Esperienza che in un’altro momento (riposata, fresca e magari anche dopo una doccia), probabilmente non avrei fatto, ma grazie alla quale comunque ho avuto un’insolita visuale della città.

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Scopriremo solo in seguito che, dietro alle famose corse a 20 bath, si nascondono in realtà accordi commerciali tra guidatori di tuk tuk e attività più o meno autorizzate (negozi di abiti su misura, negozi di souvenir,etc) che a fronte di una spesa minima effettuata dal “turista”, convertono parte dell’importo in buoni benzina. Quindi se decidete di fare un viaggio in tuk tuk, accertatevi di non dover far visita allo “sponsor” (a tal proposito, se vi trovate in giro per la città e vi dicono che una determinata attrazione apre 4-5 ore dopo per una qualsiasi scusa, non credeteci!E’ un altro modo per farvi cambiare strada e ritrovarvi come sopra!).
Però oramai il “dado è tratto” per cui ci godiamo il giro in barca, al termine del quale decidiamo di rientrare definitivamente in hotel per una doccia e per la cena… Prima però, un tuffo in piscina con visuale sullo skyline della città, non ce lo toglie nessuno!

Il giorno seguente, dopo una ricca colazione, decidiamo di andare a vedere le attrazioni principali che si trovano nella città “vecchia”: il Grand Palace con il Buddha di Smeraldo, il Wat Pho (con il suo Buddha disteso) e il magnifico Wat Arun. Scopriamo che per arrivare agevolmente alla parte vecchia della città, si deve scendere alla fermata di Saphan Taksin da cui si può facilmente raggiungere il Central Pier e con 180 bath a testa (€ 5 ca.), acquistare il biglietto per il Chao Praya Tourist Boat tour: una sorta di city sightseeing tour come quelli che si fanno a bordo dei bus rossi scoperti, ma a bordo di traghetti che fermano lungo le varie fermate previste, dando la possibilità di salire e scendere quante volte si vuole (è anche molto piacevole perché si trova po’ di sollievo dall’afa e calura della città).

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Prima fermata: Tha Maharaj. 10 minuti a piedi (al molo c’è anche un mercatino molto carino e con souvenir anche alternativi) ed arriviamo all’entrata del mitico Grand Palace. All’ingresso troviamo gli attenti controlli all’abbigliamento, effettuati da abili venditori di parei e pantaloni dalla classica decorazione “a elefanti”, pronti a risolvere i problemi di “abbigliamento non consono”. In questo tempio infatti è severamente vietato entrare con braccia e gambe scoperte: io personalmente avevo un pareo allacciato in vita ed una classica t-shirt e non ho avuto alcun problema, ma signore in canottiera e pantaloncini, che cercavano di coprirsi totalmente con un pareo, non sono state fatte entrare, quindi nel dubbio, mettete nello zaino un pantalone lungo e una maglietta.

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Entriamo da un’imponente porta costruita nelle candide mura che circondano il sito composto dal Grand Palace, appunto, e dal Wat Phra Kaeo, il tempio del Buddha di smeraldo. Ma in realtà non sono solo 2 le attrazioni da vedere: all’interno infatti ci ritroviamo in un meraviglioso contesto di guglie dorate e maestosi padiglioni finemente decorati. Decidiamo comunque di soffermarci solo su alcuni, seguendo i suggerimenti della guida

La prima cosa che ci attrae sono gli affreschi del Ramakien (poema epico thailandese) che raccontano il trionfo del bene sul male: osservandoli, ci si può fare un’idea della vita quotidiana nel regno del Siam del XVIII secolo.

Ciò che non passa di certo inosservato ai propri occhi è il Phra Sri Rattana, il Chedi d’oro, voluto da re Mongkut per ospitare un frammento dello sterno del Buddha, che ricorda il Chedi di Ayutthaya: è interamente rivestito da piccole tessere dorate che lo rendono luminosissimo ed è impossibile non rimanere incantati.

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Tra la gallerie del Ramakien e il Phra Si Rattana c’è il Phra Mondop, la biblioteca, e ai suoi piedi una ricostruzione del sito di Angkor Wat: questo a testimonianza della vastità del regno del Siam che includeva anche la Cambogia

Un altro edificio che spicca in modo particolare è sicuramente il Pantheon Reale, sormontato da una torre color ocra e circondato da kinnari (esseri metà uomo e metà uccello) e dai feroci leoni norasingh

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Ci mettiamo poi in fila per l’attrazione “clou” del sito, il Buddha di Smeraldo, che si rivela essere un po’ deludente: un po’ per le dimensioni (è alta solo 60 cm) e un po’ perchè a causa dell’alto afflusso di persone la si può osservare solo da distante (e non è nemmeno possibile fare foto).

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Prendiamo la via dell’uscita e passiamo davanti al Grand Palazzo Reale, residenza ufficiale del sovrano thailandese dal 1785, oggi utilizzata per ricevimenti ufficiali. La storia del complesso coincide con quella della dinastia reale dei Chakri il cui primo rappresentante reale, Rama I, fondo Bangkok e ne fece la capitale del SIam, chiamandola con il nome più lungo del mondo: “Città degli angeli, la grande città, la città della gioia eterna, la città impenetrabile del dio Indra, la magnifica capitale del mondo dotata di gemme preziose, la città felice, che abbonda nel colossale Palazzo Reale, il quale è simile alla casa divina dove regnano gli dei reincarnati, una città benedetta da Indra e costruita per Vishnukam”.

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Al termine della visita al Palazzo Reale, ci ristoriamo con un fantastico “mango shake” (praticamente la “bevanda nazionale”) e ci incamminiamo verso il Wat Pho, o tempio del Buddha Sdraiato, che deve la sua fama non solo per l’imponente statua ma anche per essere la sede della prima scuola di massaggio thai; ancora oggi è possibile prenotare una seduta presso la scuola (i massaggi sono eseguiti dagli studenti sotto la sorveglianza degli insegnanti), ma le attese sono molto lunghe (si parte da una media di 30/40 minuti).
La statua del Buddha è veramente imponente:46 metri di lunghezza per 15 di altezza, tutto ricoperto d’oro con intarsi in madreperla…..a nostro parere merita sicuramente la visita!
Molto particolari le statue dei giganti di pietra che presidiano i 16 ingressi e le 4 pagode (Phra Maha Chedi) dedicate ai primi 4 sovrani Rama.

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Ritorniamo al molo Tha Maharaj e riprendiamo il traghetto per la prossima fermata: Wat Arun.

Il complesso di Wat Arun si trova a Thonburi,,l’antica capitale del regno del Siam dal 1768 al 1772, oggi quartiere situato sulla sponda opposta del fiume rispetto al Wat Phra Kaew. Il momento migliore per visitare il Wat Arun sarebbe l’alba, per il meraviglioso gioco “cromatico” delle prime luci del mattino….però noi ci accontentiamo di vederlo al tramonto (comunque emozionante). Il Wat Arun, rispetto ai wat visitati fino adesso, lo si ricorda più facilmente per il diverso stile in cui è costruito, quello khmer: le guglie che compongono il sito infatti sono alte costruzioni costituite da mattoni stuccati adornati da migliaia di tessere di porcellana cinese multicolore.

Si è fatta ormai sera e decidiamo di rientrare verso l’hotel, anche perchè l’umidità che caratterizza questa metropoli, “amplifica” molto la fatica della giornata.

Rientriamo al molo da cui siamo partiti e, per la cena, decidiamo di prendere la metro per portarci nella zona di Siam Square, il quartiere dei grandi centri commerciali:qui scoviamo un piccolo ristorante thai e vegetariano dove gustiamo un ottimo fried rice con i gamberi. Passeggiata “digestiva” al termine della cena e poi rientro in hotel per l’ultima notte.

Per l’ultimo giorno, dato che il volo per Phuket è la sera alle 20, decidiamo di rilassarci un po’ e trascorriamo il tempo che ci rimane tra un tuffo in piscina al 15esimo piano e un messaggio nell’ efficientissima spa.

Si è fatta ormai sera e decidiamo di rientrare verso l’hotel, anche perchè l’umidità che caratterizza questa metropoli, “amplifica” molto la fatica della giornata.

Rientriamo al molo da cui siamo partiti e, per la cena, decidiamo di prendere la metro per portarci nella zona di Siam Square, il quartiere dei grandi centri commerciali:qui scoviamo un piccolo ristorante thai e vegetariano dove gustiamo un ottimo fried rice con i gamberi. Passeggiata “digestiva” al termine della cena e poi rientro in hotel per l’ultima notte.

Per l’ultimo giorno, dato che il volo per Phuket è la sera alle 20, decidiamo di rilassarci un po’ e trascorriamo il tempo che ci rimane tra un tuffo in piscina al 15esimo piano e un messaggio nell’ efficientissima spa.

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Alle 17 il “nostro” taxi ci aspetta puntualissimo davanti all’ingresso dell’hotel e ci accompagna all’aeroporto di Don Mueng (secondo aeroporto di Bangkok), dove ci imbarchiamo con 1 ora di ritardo sul volo che ci porterà nella splendida Phuket.
Per la nostra seconda volta a Phuket, abbiamo scelto un B&B in zona Kata Beach. La proprietaria (June) è la gentilezza e disponibilità fatta a persona: ci ha aspettato fino alle 1 del mattino per accoglierci nella nostra spaziosissima stanza. Ogni giorno è stata pronta a prepararci la colazione che preferivamo o a consigliarci i “must see” che Phuket offre, un servizio degno di un hotel a 5* (che comunque non mancano!)
Le giornate su quest’isola sono letteralmente volate: visite ai vari mercati settimanali, relax nella vicina Kata Beach, un massaggio alla schiena o uno scrub, un’ immancabile visita al mitico Big Buddha (visibile anche dal mare), viaggi in motorino alla scoperta delle varie spiagge dell’isola (Rawai, Kamala Beach, Nai Harn, la splendida Surin Beach), un paio di “vasche” lungo l’eccentrica e frizzante Bangla Road, un tatoo sak yant ed escursioni verso le altre isole del Mar delle Andamane.

A tal proposito noi abbiamo scelto Koh Rok, “snobbando” di proposito Phi Phi Island che è letteralmente “invasa” da turisti di qualsiasi nazionalità.
La parte più “dura” è sicuramente il viaggio di 2 ore in motoscafo ma ,se Il mare di Phuket è meraviglioso, quando arrivi a Koh Rok non ci credi che la natura possa avere dei colori del genere! E poi una ricca barriera corallina ancora poco “contaminata” per fortuna, paradiso per i divers, e una sabbia che sembra farina!

E come per lo scorso, anche per quest’anno siamo sicuri che il nostro non è stato un addio ma un arrivederci perché abbiamo ancora tante cose da vedere di questo paese.

Khob Khun Ka Prathet Thai!

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